Nella mia lunga esperienza nell’assistenza agli anziani ho visto troppe volte i sintomi legati al deficit cognitivo, alle demenze e alla malattia di Alzheimer affrontati quasi esclusivamente con i farmaci.
Senza voler togliere nulla ai medici e alle loro competenze, credo che, in alcuni casi, l’approccio sia stato troppo orientato verso la terapia farmacologica. Anche i familiari e gli operatori, di fronte a una persona agitata, aggressiva o con quelli che vengono definiti “comportamenti aberranti”, chiedono spesso di aumentare la terapia sedativa. In alcune situazioni si arriva persino al contenimento fisico.
Io, invece, sono sempre stata quella che “slega”.
Prima di chiedere al medico di aumentare un farmaco, ho sempre cercati di capire che cosa stesse comunicando quella persona. Perché anche una persona che non riesce più a esprimersi correttamente continua a provare dolore, paura, disagio, solitudine e bisogno di vicinanza. Una volta mi è persino capitato di scoprire che l’agitazione di una meravigliosa Signora affetta da patologia dementigena, era data dal fatto che le faceva male un callo!
Quante volte, se ci pensiamo bene, il “problema” è stato risolto con l’aumento della terapia farmacologica?
Il fatto è che a volte, dietro un comportamento apparentemente incomprensibile c’è semplicemente un dolore che la persona non riesce più a spiegare. Altre volte c’è bisogno di essere rassicurati, ascoltati o accompagnati.
Nella mia esperienza sia di Operatore che di Dirigente di Strutture e servizi, ho trovato molto utile il contatto fisico: un massaggio delicato alla testa, alle mani o alle braccia può calmare profondamente. La persona sente la vicinanza, il calore della pelle e la presenza dell’altro. Anche quando non riesce più a ragionare come prima, continua a sentire.
Lo stesso “click” l’ho visto scattare, in alcune persone affette da deficit cognitivo, davanti a una bambola realistica.
Sto parlando della doll therapy, un intervento non farmacologico che può essere utilizzato, in situazioni opportunamente valutate, per ridurre l’agitazione, favorire la calma e risvegliare il desiderio di prendersi cura di qualcuno.
Le bambole reborn non sono bambole comuni. Alcune sono vere e proprie opere d’arte: hanno lineamenti, peso, consistenza e fattezze talmente realistiche da ricordare davvero un neonato. Guardandone alcune mi sono commossa anch’io, perché riescono a toccare la parte più profonda della nostra emotività. Ti arrivano dritto nella pancia e, per un attimo, dimentichi che sono solo bambole.
In alcune persone, soprattutto nelle donne, ma non soltanto, possono risvegliare un istinto antico: accudire, proteggere e prendersi cura di un essere più fragile, del cucciolo. Ho visto persone agitate calmarsi, prendere in braccio la bambola, cullarla, parlarle e concentrarsi completamente su di lei.
La doll therapy, però, non deve mai essere imposta. La bambola va proposta con delicatezza, osservando attentamente la reazione della persona. Non tutti la accettano e non tutti ne traggono beneficio. Mi è capitato anche di sentire una persona dire: «Non voglio prendere la bambina, perché potrei farle male». Oppure rifiutarla e basta.
In quel caso bisogna rispettare il rifiuto. Se la bambola provoca paura, ansia o angoscia, deve essere allontanata. Non esiste uno strumento adatto a tutti: esiste la persona, con la sua storia, le sue emozioni e il suo modo di reagire.
Gli studi disponibili indicano che la doll therapy può contribuire a ridurre alcuni disturbi comportamentali e il disagio degli operatori, favorendo al tempo stesso comunicazione, relazione e benessere emotivo. La ricerca, tuttavia, deve ancora essere approfondita. Non è una soluzione miracolosa e non sostituisce le cure mediche quando sono necessarie. È, però, una possibilità concreta da valutare prima di ricorrere automaticamente alla sedazione fine a se stessa o al contenimento.
Se assisti a casa una persona con deficit cognitivo o disturbi del comportamento e vuoi conoscere meglio le bambole utilizzabili nella doll therapy, ti segnalo il sito BamboleReborn.store . Troverai informazioni sulle diverse caratteristiche delle bambole e potrai chiedere una consulenza diretta a Rosa D’Angelo, fondatrice del sito ed esperta di bambole reborn.
Perché, prima di contenere una persona, dovremmo sempre provare a comprenderla.